TRA L’ONIRICO E LA QUANTISTICA DI GIORGIA BORACCHI
Nella sua mostra Giorgia espone fotografie di non facile lettura.
Le fotografie di Giorgia certamente richiedono un livello culturale importante per poter essere interpretate in modo corretto. Giorgia possiede una sua visione del mondo molto particolare, per lei il tempo, la materia e lo spazio sono idealizzazioni oniriche e non sono una realtà oggettiva.
Volendo collocare le sue fotografie in un ambito ontologico, direi che si possono classificare tra le fotografie concettuali e le fotografie surrealistiche.
Questa sua visione dello spazio e del tempo hanno una base logica, che trova un fondamento nella fisica quantistica, dove il tempo praticamente è, di per sé, inesistente anche se si manifesta unicamente durante il fenomeno dell’entanglement, inoltre, secondo le ultime vedute scientifiche, noi stessi, la materia e lo spazio che rappresenta la nostra realtà oggettiva è nei fatti un ologramma, in fondo un sogno.
Giorgia ci conduce attraverso questo mondo così complesso, del quale lei stessa non ha cognizione completa, proponendoci le sue fotografie come espressione di un mondo onirico-surrealistico, dove il tempo, lo spazio e la materia perdono il loro senso di realtà oggettiva e si avvicinano e si fondono con il mondo della fisica quantistica.
Ma le sue fotografie hanno soprattutto il sapore del sogno: mi ha particolarmente colpito una sua frase: “Ero bambina e già mi domandavo se esistevo, avevo la sensazione di essere pensiero racchiuso in una scatola”.
Per lei, quindi, il tempo, lo spazio e la materia, non esistono nel nostro mondo quotidiano, esattamente come nella fisica quantistica, alla quale inconsciamente si rifà.
I neri profondi e le luci che si fanno strada a fatica nelle sue fotografie sono l’espressione di una denotazione complessa che racchiude in sé il codice per poter comprendere una connotazione assai articolata.
Le sue fotografie, pertanto, non si concedono, come sosteneva Umberto Eco, ad una agevole lettura da massculture, ma si elevano verso la vera Arte, che solo pochi sanno interpretare scientemente.
Pietro Collini